La fontana di Carolo III

Lungo la Via Nazionale, all'altezza della salita che provenendo da Mugnano del Cardinale conduce a
Monteforte, sulla sinistra, s'incontra la fontana di Carlo III;
una solida costruzione in muratura con al centro un grande stemma, in marmo, dei Borboni e una lapide con
epigrafe in latino che recita testualmente:
"CAROLUS Eli REX PIUS FELIX AUGUSTUS FONTEM GAUDI NUNCUPATUM
CUM ANTEA DISIECTUM EXAUSISSET UT PORRO RESPONDENS NOMINI DE SE GAUDIA PRAEBEAT
ET ANHELOS EX ASCENSU ARUDO VIATORES SALUBRITATE SUA REFRIGERET AD PERENNITATEM
RESTITUIT ANNO CDDCCLVIIII"
(Carlo lll, re pio, felice, augusto, avendo cavato fuori la sorgente già dispersa detta dei Gaudo,
affinchè per l'avvenire corrispondendo al nome potesse diffondere intorno a sé gaudi e con la sua
salubrità dar sollievo ai viandanti anelanti per l'ardua salita, la ricostruì nell'anno 1757.)
Circa la sollevata questione se l'epigrafe fosse coeva o posteriore alla costruzione della fontana, va
osservato quanto segue.
Carlo di Borbone, figlio di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese, nel 1731 prese possesso dei
ducato di Parma e Piacenza che aveva ereditato dalla madre. Dal 1735 fu re di Napoli e dì Sicilia,
assumendo il titolo ufficiale di Carolus Dei Gratia Utriusque Siciliae Rex, Hierusalem, etc. (il suo
vero nome, secondo la successione storica, sarebbe stato Carlo VII come re di Napoli e di Sicilia).
Nel 1759, succedendo al fratellastro Ferdinando VI sul trono di Spagna, diventò Carlo III re di
Spagna.
Se ne deduce che, essendo stata la fontana costruita nel 1757, l'epigrafe se fosse stata coeva alla
costruzione stessa non poteva portare nella intestazione il nome dì Carlo III, nome assunto poi, nel 1759,
da Carlo di Borbone quando salì sul trono di Spagna.
Pertanto, appare evidente che l'epigrafe è da ritenere successiva alla costruzione della fontana.
Carlo di Borbone, che era un appassionato cacciatore predilesse questi luoghi, allora ricchi di selvaggina.
Anzi, secondo attendibili testimonianze orali, volle farvi edificare un pied-à-terre per soffermarsi
durante le sue frequenti gite, che corrìsponderebbe al palazzo Canonici.
E così questo augusto sovrano, cui si attrìbuisce la Caserta, del Palazzo reale di Capodimonte e
del Palazzo reale di Portici, degli Scavi di Ercolano, di Pompei e di Paestum, volle lasciare un ricordo
anche a Monteforte con la bella fontana ristoratrice che porta il suo nome. Un ricordo molto utile e
certamente gradito. Se non fosse per quegli atti inqualificabili di vandalismo che fanno scempio della
bellissima epigrafe, e per cui è comunque applicabile l'ipotesi di reato prevista e punita dall'articolo
733 dei Codice Penale.
